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L'Alimentazione

Aggiornamento: 20 feb

L’ALIMENTAZIONE SANA AIUTA A MANTENERSI

Gli studi scientifici hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che alti livelli sierici di ormoni sessuali, sia androgeni che, dopo la menopausa, estrogeni, favoriscono lo sviluppo del tumore della mammella. Molti di questi studi hanno inoltre evidenziato un rischio associato ad alti livelli sierici di insulina e di fattore di crescita insulino-simile di tipo I (IGF-I) cooperano con gli estrogeni nello stimolare la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie. L’attività fisica aiuta il controllo del peso corporeo, migliora la sensibilità dell’insulina, riduce ormoni sessuali, svolgendo un importante fattore di protezione sul rischio di recidiva. Le donne sovrappeso o obese, con sindrome metabolica, con insulina e fattori di crescita elevati e con testoterone alto, tendono infatti a recidivare con maggiore frequenza e a rispondere meno efficacemente alle terapie e possono raddoppiare il rischio di comparsa della malattia. L’attività fisica moderata, invece, anche quando si è già avuta la malattia, sarebbe un importante fattore di protezione delle recidive. È stato dimostrato, infatti, che i livelli di ormoni sessuali sono influenzati dalla massa di tessuto adiposo soprattutto addominale (dove sono sintetizzati sia androgeni sia estrogeni), dall’attività fisica e dalla dieta equilibrata. Un cambiamento complessivo della dieta, volto a ridurre il consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi, è in grado di ridurre la disponibilità di ormoni sessuali e di fattori di crescita. Al contrario, una dieta ricca di proteine e grassi saturi peggiora la resistenza all’insulina e si associa a elevati livelli sierici di IGF-I È dunque particolarmente importante aiutarsi con una terapia adeguata, con una dieta variata e appetitosa e con un’attività fisica moderata quotidiana (almeno 30 minuti al giorno di camminata di buon passo). Ricorda che in questo particolare momento della tua vita non puoi e non devi trascurare il tuo corpo.

Tutto il tuo organismo deve essere “fortificato” e protetto nel migliore dei modi.


I CONSIGLI PER FAR FUNZIONARE BENE L'INSULINA:

  1. Seguire la dieta mediterranea con consumo di prodotti di stagione di buona qualità, evitando precotti e preparazioni alimentari, e ridurre il consumo di: * prodotti confezionati con farine raffinate (tipo 00), per esempio la pasta fresca o le torte.Va bene invece la pasta industriale italiana di grano duro; il pane integrale, meglio se a lievitazione naturale; * prodotti di pasticceria commerciale (biscotti, paste, brioches); * patate, purea, patatine fritte.Vanno bene invece tutte le altre verdure di stagione; * riso brillato.Vanno bene il riso integrale, ma anche il farro, l’orzo, il miglio e il grano saraceno; * fiocchi di cereali zuccherati e da farine ricostruite.Vanno bene i fiocchi di avena e i muesli senza zucchero; * zucchero (saccarosio); * bevande gasate e zuccherate (tipo Coca cola o Pepsi, Sprite, acqua tonica, Fanta, aranciata amara...), ma anche i succhi di frutta con lo zucchero e il caffè e i tè zuccherati.

  2. Ridurre i grassi saturi - I grassi saturi (i grassi animali) sono prevalentemente di origine bovina: si formano infatti nel rumine, dove i grassi insaturi vegetali vengono trasformati in grassi saturi animali. Si trovano quindi nelle carni bovine, nel latte, in tutti i prodotti del latte e, in modo abbondante, anche nelle carni suine (perché i maiali sono allevati con gli scarti della lavorazione del latte) e nelle uova.

  3. Ridurre le proteine animali - Le proteine sono un ulteriore fattore che favorisce la produzione di insulina e di IGF-I; quest’ultimo, in particolare, è favorito dalle proteine del latte.

  4. Consumare quotidianamente cerali, preferibilmente in chicco, poco o non raffinati.

  5. Aumentare verdura e frutta (di stagione). In particolare le verdure della famiglia delle crocifere (cavoli, cavolfiori, broccoli, cime di rapa, cavolini di Bruxelles, ma anche rape, ravanelli, crescione, rucola). Tutte le verdure vanno bene.

E SE FAI LA CHEMIO? Un’alimentazione che protegga l’organismo

Molti degli effetti collaterali della chemioterapia riguardano l’apparato digerente: nausea vomito, problemi intestinali, disturbi della mucosa della bocca. Questa cura, infatti, è in grado di uccidere le cellule tumorali, ma intacca anche le cellule sane, come la mucosa del tubo digerente (da qui stomatiti, esofagiti, gastriti, coliti). Per contrastarne gli effetti è necessario curare particolarmente l’alimentazione, prima, durante e dopo il trattamento. Se si soffre di stitichezza è necessario aumentare l’introduzione di acqua e di vegetali nella dieta, in particolare di cereali non o poco raffinati, e, con attenta gradualità, di legumi per evitare crisi meteoriche particolarmente dolorose. Vi sono, inoltre, alcuni rimedi specifici per la stitichezza da contrazione intestinale (bevanda a base di succo di mela con agar agar) o da mancanza di tono intestinale (zuppa di daikon e carota). È comunque preferibile affrontare il problema con l’oncologo e il dietologo di riferimento per evitere interferenze del cibo con la terapia, specie se per via orale, e valutare intolleranze, coliti o altra patologia preesistente, tipo diverticoli, che potrebbero creare problemi aggiuntivi. È buona norma evitare irritazioni meccaniche: fibre di cereali indurite dalla cottura al forno, e in generale alimenti molto grezzi, spazzolini con setole troppo dure, cibi irritanti o troppo acidi. Preferire alimenti cucinati in modo semplice di consistenza morbida. Masticare il cibo lentamente e con cura per facilitarne la digestione. Frazionare i pasti (in 5/6 spuntini) per non lasciare mai lo stomaco completamente vuoto e comunque non sforzarsi di mangiare se non si ha appetito. Bere, ma lontano dai pasti, acqua o tè. La nausea può essere alleviata da cibi salati e asciutti, come le gallette di riso integrale. La dieta dopo la chemioterapia dovrà ritornare a un equilibrio fondato su verdure e cereali poco raffinati, legumi e pesce, limitando invece gli alimenti ad alto indice glicemico e insulinemico e ad alto contenuto di grassi saturi (carni bovine e prodotti lattocaseari).



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